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La numerazione dei software che usiamo tutti i giorni

14 Febbraio 2020

La numerazione dei software che usiamo tutti i giorni

Come siamo arrivati da Windows 1.0 a Office 2019? Come nascono e si evolvono le numerazioni dei software?

Senza entrare nei dettagli tecnici che governano le logiche di aggiornamento del numero di versione e sottoversione di un software, che lascio spiegare a Wikipedia, ci sono alcune curiosità che è interessante rispolverare dagli archivi dei software degli anni ’80.

Tutti i programmi per PC ed Apple, hanno avuto una prima versione sempre chiamata 1.0: vale per il sistema operativo MSDOS  e per lo spartano sistema a finestre Windows 1.0, vale per “Classic” Mac OS.

L’unico programma che non ha mai visto una versione 1.0 è  dBase, un software per la gestione di database in ambiente Dos, realizzato dalla Ashon-Tate. Il motivo alla base di questa scelta è di marketing: la Ashon-Tate rilasciando subito una versione 2 del prodotto, voleva comunicare l’idea di un prodotto solido e maturo e… ha funzionato, al punto che la società proprietaria di questo database nel 1984 aveva un fatturato annuo di 35 milioni di dollari, contro i 55 milioni della Microsoft.

È la Microsoft stessa a partire proprio dagli anni ’80 a dettare il passo della numerazione dei software:

  • nel 1985 arriva Windows 1.0
  • nel 1987 è il turno di Windows 2.0
  • nel 1990 arriva la rivoluzione con Windows 3.0, che consente ai PC di affermarsi come concorrenti degli Apple Macintosh
  • nel 1992 Windows 3.1 che introduce la multimedialità
  • nel 1992 pochi mesi dopo arriva Windows 3.1 for Workgroup che introduce la possibilità di creare intranet.

Dopo Windows 3.1 for Workgroup, Microsoft stabilisce un nuovo standard per numerare le nuove versioni del sistema operativo e introduce l’anno: vengono quindi rilasciati prima Windows 95 che introduce il famoso pulsante start e tre anni dopo, Windows 98.

Un anno dopo il rilascio di Windows 98, esce una nuova versione: a questo punto penserete voi, l’avranno chiamata Windows 99 e invece no: si chiama Windows 98 Second Edition, abbreviata poi in Windows 98 SE, una specie di super aggiornamento della versione 98 che introduce: diverse patch di sicurezza, miglioramento delle prestazioni, correzioni di bug e problemi vari, un miglior supporto al riconoscimento delle periferiche USB e l’introduzione del nuovo browser, Internet Explorer 5.0, molto più leggero e veloce della versione precedente.

L’idea alla base del nuovo cambio di numerazione da parte di Microsoft nasce anche in questo caso da logiche di marketing: come fa in modo intuitivo un utente a chiedersi se sia uscita una nuova versione di un sistema operativo? La risposta diventa quindi intuitiva: se io sto ancora usando Windows 95 e sono nel 1999, è facile provare a pensare che sia stata rilasciata una nuova versione.

Con la stessa logica Microsoft cambia la numerazione delle versioni di Office che nel tempo diventano Office 95, poi 98, quindi 2000, che anticipa i tempi essendo messo in commercio il 29 aprile 1999.

In ambiente server nel 1992, la versione di Windows cambia ancora “nome” e diventa Windows NT dove NT sta per New Technology, seguita 4 anni dopo dalla versione Windows NT 4.0

Per far fronte ai timori e rischi del “millennium bug”, Microsoft lancia due nuovi sistemi operativi: uno per uso domestico, Windows ME, dove ME sta per Millennium Edition, e l’altro Windows 2000 destinato al mondo professionale.

Windows ME non ha la fortuna sperata da Microsoft e nel giro di un anno viene sostituito da Windows XP a cui fa subito coppia la versione di Office XP.

Windowx XP, dove la sigla sta per eXPerience, è stato il sistema operativo di Microsoft più longevo e solo sei anni dopo lascia il passo a Windows Vista, mentre in ambito server dopo Windows NT 4.0 si passa prima a Windows 2000 Professional e Server e poi a Windows 2003 server prima e Windows 2008 server dopo.

Windows Vista, in maniera simile a Windows ME, non riceve grandi apprezzamenti sia da parte degli utenti che degli operatori del settore e pochi anni dopo, si arrende all’arrivo di Windows 7.

Sì, dopo una numerazione legata all’anno di uscita, Microsoft torna a una numerazione del sistema operativo basata sul numero progressivo.

Siamo nel 2009 e, a far coppia con la versione per personal computer, c’è Windows Server 2008 R2, che è a tutti gli effetti una major release della precedente.

Sul fronte Office, Microsoft continua invece a portare avanti una numerazione legata all’anno: dopo Office XP, c’è Office 2003 prima e Office 2010 dopo.

Windows 7 nel 2012 cede il passo a Windows 8.0 che introduce grandi novità sul sistema e in particolare all’interfaccia utente pensata per un uso intuitivo anche da tablet e telefoni; anche per questa versione l’accoglienza non è delle migliori e un anno dopo Microsoft rilascia una versione minore, Windows 8.1 che risolve buona parte delle criticità.

Un balzo incredibile in avanti arriva con l’avvento nel 2015 di Windows 10, definito da Microsoft come la “piattaforma più completa che mai”, più stabile, robusta e con una serie di aggiornamenti gratuiti continuativi.

Lato server Microsoft porta avanti rilasci con numerazioni differenti: Windows Server 2012, 2012 R2, 2016 e infine 2019.

Cosa succede invece alle numerazioni di office?

Da qualche anno Microsoft ha introdotto Office 365: un abbonamento annuo per cui, pagando la stessa cifra tutti gli anni, gli utenti sono sempre sicuri di avere l’ultima versione della suite per l’ufficio.

E ora?

Ora non ci resta che aspettare le prossime versioni e capire le nuove logiche di numerazione dove ci porteranno.

Photo by Michael on Unsplash

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