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E-commerce

Contenuti e siti web accessibili entro il 2025. Quali conseguenze per l’editoria?

19 Febbraio 2020

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Contenuti e siti web accessibili entro il 2025. Quali conseguenze per l’editoria?

Nell’estate 2019 è entrata in vigore la direttiva europea per cui i siti web e i contenuti digitali dovranno essere “accessibili”. Dove sta la novità? I siti Internet sono “accessibili” per definizione!

Non è proprio così. Un contenuto o un sito web sono ACCESSIBILI quando si adattano anche alle esigenze di lettura di persone con disabilità, come ciechi, ipovedenti e tutti coloro che abbiano difficoltà nella lettura a stampa. In gergo i PIP, Print Impaired People: dislessici, daltonici, anziani…

Quello che è da poco un obbligo di legge ma che risuona ben prima come necessità etica e sociale, coinvolge in realtà molteplici aspetti della nostra vita. Qui ci soffermeremo in particolare sul contenuto per eccellenza, il libro nella sua manifestazione digitale (l’ebook), e su chi con onere e onore lo produce e lo distribuisce.

Ma prima inquadriamo il tema da un punto di vista normativo.

1. Il contesto normativo

1.1  L’European Accessibility Act

Il Parlamento Europeo nell’aprile 2019 ha approvato la Direttiva sui requisiti di accessibilità per prodotti e servizi, nota come European Accessibility Act (EAA), con lo scopo di migliorare il mercato dei prodotti e dei servizi accessibili, da un lato uniformando le legislazioni degli Stati membri e dall’altro individuando i requisiti tecnici che essi devono avere per ridurre gli ostacoli al loro accesso.
Entro quando bisogna essere compliant? Giugno 2025, questi più o meno i tempi complessivi tra attuazione e applicazione della norma.

Poiché un ebook è considerato un servizio, tutti i soggetti coinvolti nella sua erogazione e distribuzione, quindi editori, rivenditori, siti di e-commerce, produttori di hardware e soluzioni di lettura del software, piattaforme online, soluzioni DRM, ecc., dovranno rispettare i requisiti tecnici individuati dall’Accessibility Act, ognuno per la parte che gli compete.

1.2 Il Trattato di Marrakech

Complementare all’European Accessibility Act è il Trattato di Marrakech.
Entrato in vigore nel 2016 e  recepito nell’ordinamento europeo nel 2018, favorisce la produzione e la distribuzione di opere in formato accessibile e, attraverso l’intermediazione delle cosiddette Authorized Entities, permette lo scambio di queste opere anche oltre i confini nazionali, senza scopo di lucro e solo a beneficio dei PIP.

Una novità di grande rilievo e interesse per gli editori è l’introduzione di un’eccezione al diritto d’autore: se non è disponibile una versione accessibile dell’opera (per esempio un libro che non abbia la versione in Epub3), questa può essere prodotta senza chiedere l’autorizzazione all’avente diritto.
L’editore deve farne richiesta al Direttore generale della WIPO (World Intellectual Property Organization) e comunicare la disponibilità in commercio sia alle Authorized Entities per evitare duplicazioni sia agli utenti con disabilità affinché possano acquistarli direttamente negli store online. Va da sé che anche questi ultimi, prima ancora i provider di dati bibliografici, comunichino se quell’opera esiste o è in formato accessibile.

1.3 La nuova legge sul libro

È ancora in attesa di essere pubblicata in Gazzetta ufficiale ma il testo è stato definitivamente approvato e parla chiaro. La nuova legge sul libro promuove la lettura a tutti i livelli e “la parità di accesso alla produzione editoriale in favore delle persone con disabilità fisiche e sensoriali, in coerenza con i princìpi e le regole dell’Unione europea e dell’ordinamento internazionale” (art. 2, comma 5, lett. d)).

Una ragione di più per adeguare la propria attività, che sia quella di editore o di distributore o di gestore e-commerce, alle norme sull’accessibilità.

2. Un ecosistema editoriale accessibile. Cosa s’intende?

Per fornire ai PIP un’esperienza di lettura davvero piena e completa, come impone la norma, è necessario ragionare in un’ottica di sistema. Cosa vuol dire?

I nostri dispositivi desktop e mobile potranno essere dotati delle tecnologie assistive più d’avanguardia, ma se il contenuto non è prodotto, o concepito addirittura (Born Accessible Publications), per essere accessibile, la lettura della persona con disabilità visiva sarà comunque limitata.

Allo stesso modo gli editori, chiamati non senza sforzo a produrre contenuti accessibili, non potranno raggiungere i loro destinatari senza un’adeguata informazione e distribuzione. E se l’informazione fosse anche disponibile ma su una piattaforma non accessibile?

È l’ecosistema editoriale nel suo complesso che deve farsi accessibile, non solo una parte di esso. Un rovesciamento di prospettiva che proprio in Italia – grazie al progetto LIA e al suo catalogo – si è realizzato, tanto da rappresentare una best practice per le realtà internazionali che lavorano nell’accessibilità.

Lo schema seguente descrive le attività che ogni attore della catena dovrebbe svolgere tenendo conto degli standard e delle linee guida internazionali sull’accessibilità. Vediamo come.

Schema per un ecosistema editoriale accessibile

2.1. Editori e creatori di contenuti

Se sul fronte tecnologico siamo piuttosto avanti – i dispositivi di cui comunemente disponiamo, come smartphone e tablet, sono sorprendentemente già dotati di screen reader e ingranditori di caratteri -, sul fronte della produzione di contenuti, al contrario, di strada da fare ce n’è ancora molta. Ergo, c’è un’opportunità interessante per gli editori.

Perché le tecnologie siano in grado di rendere accessibili i contenuti, questi ultimi devono essere prodotti, se non pensati in origine (Born Accessible Publications), per massimizzare le potenzialità delle tecnologie stesse.

La prima scelta che un editore deve fare riguarda il formato di file da utilizzare per produrre e-book accessibili. EPUB è il formato più accessibile per non vedenti, ipovedenti e persone dislessiche perché consente una completa personalizzazione del contenuto, in base alle esigenze dell’utente:

  • possibilità di ingrandire i caratteri e di modificare il colore di testo e sfondo
  • presenza di una descrizione alternativa sui contenuti non testuali (immagini, grafici, infografiche, schemi, …)
  • aggiunta di tag semantici e indicizzabili
  • navigabilità delle tabelle per righe e colonne
  • contenuto e interfaccia accessibili senza l’uso del mouse

Dopo il processo di produzione è necessario verificare lo stato di accessibilità dell’e-book, passando prima dagli appositi software (EPUBcheck, Ace) che consentono di convalidare il file da un punto di vista strutturale e automatico, e poi dal controllo umano, assolutamente necessario perché ad oggi non ci sono strumenti in grado di analizzare se il tag semantico del testo o le descrizioni alternative sulle immagini sono stati assegnati correttamente.

Una volta ottenuto il certificato di accessibilità (da professionisti specializzati, interni o esterni alla casa editrice), è fondamentale informare dettagliatamente gli utenti finali (ma anche l’intera filiera) sulle caratteristiche di accessibilità del titolo prodotto. Come? Attraverso i metadati.

I metadati possono essere generati adottando due diversi standard: Onix, che attraverso un feed di un provider esterno diffonde i dati sull’accessibilità lungo tutta la filiera, e Schema.org, che viene inserito direttamente nel file Epub.

Gli editori devono crearli entrambi perché ad oggi non esiste una corrispondenza puntuale tra gli uni e gli altri.

2.2. Distributori

La legge europea sull’accessibilità impone ai distributori di mostrare le informazioni di accessibilità sul loro sito web. Non solo, se un distributore digitale trova un e-book non accessibile può chiedere di rimuoverlo dal mercato e segnalarlo a un’autorità di vigilanza.

Da un punto di vista tecnico, devono adattare i propri repository per ricevere i metadati sull’accessibilità, gestirli, archiviarli e trasmetterli correttamente ai rivenditori finali (librerie e biblioteche online).

2.3. E-commerce (e biblioteche online)

La legge europea sull’accessibilità impone anche agli e-commerce e alle biblioteche online di essere accessibili e di consentire a qualsiasi utente di acquistare o prendere in prestito gli e-book. Homepage, schede libro, pagina del catalogo, motore di ricerca, area utente, processo di acquisto… tutto deve essere progettato per essere accessibile.

Esistono a riguardo le Linee Guida per l’accessibilità dei contenuti web (WCAG, attualmente in vigore versione 2.1) elaborate dal W3C, che prevedono tre livelli di accessibilità:

  • Livello A (livello minimo di accessibilità)
  • Livello AA
  • Livello AAA (il livello massimo raggiungibile)

Oltre all’accessibilità del sito stesso, è importante che vengano mostrati di ogni e-book i metadati sull’accessibilità forniti da editori e distributori.  Ottimale sarebbe prevedere anche un filtro di ricerca per individuare gli e-book accessibili ed eventualmente a quale livello.

Tra l’altro, buono a sapersi, visualizzare i metadati relativi all’accessibilità migliora il posizionamento del proprio sito nella serp dei motori di ricerca.

La strada da fare è certamente ancora lunga e migliorabile, ma il processo di costruzione di un ecosistema editoriale accessibile è stato irreversibilmente innescato e il sogno dell’universalità del web, di cui l’accesso di tutti indipendentemente dalla disabilità è un aspetto essenziale, sta per realizzarsi.

Photo by Matt Howard on Unsplash

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