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Metaprogetto: la capacità del design di risolvere il problema

12 Febbraio 2020

Metaprogetto: la capacità del design di risolvere il problema

“La Forma segue la Funzione” o “La Funzione definisce la Forma” ?

“Form follows Function” – la Forma segue la Funzione – è una famosa citazione che tutti, almeno una volta, abbiamo sentito. Pronunciata dall’architetto americano Louis Sullivan, esponente di primo piano del Razionalismo, nel corso degli ultimi 100 anni è stata ripresa, rielaborata e fatta propria da ampie schiere di urbanisti e ingegneri, dalle correnti architettoniche che hanno influenzato le nostre città, dalle scuole e dai designers che hanno modificato il nostro modo di utilizzare gli spazi fisici e digitali.

Ma qual è il significato della frase? Esattamente ciò che recita: la forma di un manufatto di qualsiasi genere – sia esso un edificio, una sedia o un’interfaccia digitale – è strettamente dipendente dalla funzione alla quale il manufatto stesso deve rispondere.

Detta così sembra banale; ovviamente, una sedia è pensata per potersi sedere.
Ma quale postura dovrà tenere l’utilizzatore nel sedersi? Quale dovrà essere il grado di ergonomia? Sarà una sedia per una cucina domestica o per una scrivania da ufficio?
Da queste domande risulta quindi evidente come non sia così scontato definire l’esigenza per la quale un oggetto è creato. Prima di pensare alla Forma, dunque, è fondamentale definire nel minimo dettaglio la Funzione.

La metaprogettazione

La metaprogettazione è una delle fasi più importanti di un percorso progettuale, il cui scopo è di arrivare a definire il concept del progetto stesso. Più il metaprogetto è portato a termine coscienziosamente, più il concept sarà solido; così facendo, si riducono le possibilità che il prodotto finale risulti fallace o inadeguato alle esigenze reali del consumatore finale.

Il metadesign venne teorizzato nel secondo dopoguerra presso la Scuola del Design di Ulm (erede fisica e spirituale di quella pietra miliare che fu il Bauhaus). Rapidamente il concetto di metadesign venne ripreso dal design milanese di quegli anni, che grazie al suo fermento culturale e imprenditoriale seppe assorbirlo rendendolo prassi progettuale intrinseca al “saper fare” italiano. Anche grazie all’utilizzo della metaprogettazione oggi Milano, con il suo mondo professionale e le sue scuole, è considerata una delle capitali mondiali del design in tutte le sue forme.

Ma in cosa consiste, nel concreto, questa prassi? Si potrebbe quasi rispondere “sul buonsenso creativo”, anche se estremamente riduttivo. Il metaprogetto infatti si articola generalmente in due fasi:

Una fase di analisi, durante la quale vengono analizzati le idee iniziali del progetto, la sua fattibilità, il contesto, il target al quale il prodotto finale dovrà rivolgersi e le sue esigenze, eventuali innovazioni tecnologiche da utilizzare e/o sviluppare ecc.

Una fase di ideazione – la più complessa – nella quale il designer utilizza la propria creatività per strutturare un concept, una idea progettuale, che sintetizzi tutti gli obiettivi posti nella fase analitica.

Declinando il concept nel web design, viene definita la user experience, andando a tracciare così la bozza di progetto, le interazioni tra le pagine ecc.

Il metaprogetto e le interfacce web

Proviamo ora a declinare il metadesign al mondo digitale.
Nella prima fase, quella analitica, vengono recepiti i desiderata del cliente e vengono definite eventuali funzionalità che l’interfaccia dovrà prevedere.
Sarà essa un’app, un sito vetrina, un e-commerce?
Quale sarà il suo scopo ultimo? Vendere? Pubblicizzare? Informare?
Quale sarà il target di riferimento? Giovani? Professionisti? Studenti?
Esistono competitor? Comparandoli alla mia interfaccia, in cosa si differenziano? Quali sono i punti di forza e di debolezza? Quali sono le cose da evidenziare e quali da mettere in secondo piano?

Una volta trovata una risposta a queste e tante altre domande, andranno sintetizzate in un unico, grande concetto – concept, appunto – che permetterà di trovare quali strategie introdurre per rispondere alle esigenze e risolvere i tanti problemi. Verrà definita la user experience, andando a tracciare così la bozza di progetto, le interazioni tra le pagine e così via.

Se il concept sarà solido, più facilmente si arriverà alla concretizzazione del progetto senza dover ripensare strategie, rivedere funzionalità, tornare sui propri passi (ovviamente questa è la teoria, la pratica è ben altra cosa).

Abbiamo dunque visto come una pratica progettuale nata nel mondo della progettazione industriale sia riuscita, grazie alle sue estreme semplicità e avanguardia, ad adattarsi a molteplici – e completamente diversi tra loro – ambiti di progettazione.

 

Photo by Med Badr Chemmaoui on Unsplash

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